1 settembre 1542

Riunione del Consiglio cittadino per presentare il «Formulario di fede»



Dopo estenuanti trattative durate tutta l'estate, il 1 settembre 1542, si giunse alla riunione in pompa magna del Consiglio cittadino, in cui venne presentato ufficialmente il «Formulario di fede», sotto il segno dell’autorità papale.

Si trattava, senza alcuna modifica, del testo del Contarini, tranne la formula finale, scelta probabilmente dal Sadoleto, che rendeva più esplicita la sottomissione all’autorità della chiesa: «Io dunque approvo tutti questi articoli e ritengo che debbano essere approvati, sottomettendomi quindi sempre a questi e a tutti gli altri secondo il giudizio della santa chiesa cattolica romana». A nome del Sadoleto, del Morone e del Cortese si invitava ad approvarli e i Conservatori disposero che fossero obbligati a firmare tutti coloro a cui fosse stato richiesto.

I primi ad apporvi il proprio nome furono i tre cardinali. Mentre il Sadoleto ripartiva per la Francia, iniziarono le sottoscrizioni nell’ordine: Sigibaldi, Cassiodoro da Novara (abate del monastero benedettino di San Pietro), Andrea Civolini (arciprete della cattedrale), Bonifacio Valentini, Lorenzo Bergomozzi, Teofilo dal Forno e Andrea Codebò (canonici oggetto di gravi sospetti), Pellegrino degli Erri e Gabriele Falloppia (membri dell’Accademia), otto Conservatori, il Sindaco generale della Comunità, Giovanni Niccolò Fiordibello (padre di Antonio, segretario del cardinale Sadoleto), Alfonso Sadoleto (fratello del cardinale), il conte Gaspare Rangoni, Francesco ed Agostino Bellencini, Ludovico Castelvetro, Filippo Valentini, Francesco e Bartolomeo Grillenzoni.

Il 10 settembre il Porto rientrò a Modena. Il Morone non lo voleva ammettere alla firma, a causa dei sospetti particolarmente gravi sul suo conto, ma poi, dopo l’intervento a suo favore dei Conservatori, del governatore Francesco Villa e forse persino del duca, anche il suo nome apparve a sigillo del documento.

Alla fine, in calce al formulario, furono poste 44 firme, in cui quelle di tre cardinali si mischiavano ad autorevoli cittadini e ad una ventina di sospetti eretici. Va notato, però, che tra i sospetti eterodossi conosciuti alle cronache, mancano all’appello Marco Caula e Francesco Sighizzi, Francesco Milani, Cesare Bellencini, Bartolomeo Carandini e Camillo Molza, Antonio Caverdino, Gaspare de Ferrari, Ercole Rangoni e il librario Antonio Gabaldino. Queste firme mancanti confermano, oltre alle modalità con cui si era giunti all’approvazione del formulario, che la strategia del Morone non era riuscita a riassorbire il dissenso.


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