15 giugno 1544

Pubblica ritrattazione di Bartolomeo della Pergola in duomo



A seguito della predica tenuta in duomo da Bartolomeo della Pergola, vi furono parecchie polemiche sulla sua ortodossia.

Il duca Ercole II, con una lettera datata 4 giugno, fece muovere l’ambasciatore presso il papa, probabilmente sia per dimostrare buona volontà nell’estirpare l’eresia, sia preoccupato per le ripercussioni sull’ordine pubblico, che i contrasti di ordine religioso provocavano sul territorio. A quel punto, però, anche i domenicani dell’Inquisizione avevano iniziato ad esaminare il caso. Il loro intervento non poteva passare sul Pergola senza coinvolgere il Morone, il quale da molte parti era considerato corresponsabile di quello che il frate aveva predicato. Perciò, pur dichiarando ufficialmente il suo desiderio che l’Inquisizione cittadina procedesse, di fatto cercò di scavalcarla.

La vicenda, oltrepassate le mura cittadine, aveva portato dopo Pasqua all’apertura di un processo anche da parte dell’Inquisizione romana. I rapporti tra il cardinale e il frate divennero tesi. Il Morone probabilmente era irritato dal modo poco cauto di procedere del Pergola, ma doveva risolvere il problemi di questi, se non voleva finirvi travolto anche lui.

La soluzione, infine, adottata dal Morone fu quella di far pronunciare, il 15 e 16 giugno, al frate sospetto una pubblica ritrattazione degli articoli imputategli, il cui contenuto non fu concordato, ma imposto dal cardinale.

Il frate tornò quindi sul pulpito a Modena domenica 15 giugno. Più di tremila persone accorsero più per curiosità. Non solo nelle dimensioni, ma anche nella sua composizione, il pubblico era quello delle grandi occasioni.

La cronaca descrive il Pergola evidentemente corrucciato e con la voce roca, quasi tremolante, più turbato che pentito. Forse il frate, pur consapevole di doversi piegare, non riuscì a farlo fino in fondo e pare che predicasse addirittura “con più audiatia di prima”. Cercò infatti di non ritrattare direttamente fin dove gli fosse possibile, di puntualizzare alcuni aspetti e in alcuni casi di ribadire le sue idee. Il suo intento era quello di dimostrare di non essere eretico, ma fu probabilmente costretto a rimangiarsi più parole di quante avesse voluto. Attuò insomma una sorte di “nicodemismo dal pulpito”, pratica che negli anni successivi si sarebbe diffusa man mano che i margini di libertà si sarebbero ridotti.


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